L'AURORA DELLA RIVELAZIONE

    di Valentin Tomberg

    I misteri dell’antico Israele nella storia spirituale dell'umanità

    a cura di Giancarlo Roggero

    ISBN 88-87037-09-4
    Cm. 14x20 - Brossura
    Pagine 448
    Euro 24,00
    Anche in offerta a Euro 10,00


    "Se ora ci chiediamo: perché vi furono tre personalità all’inizio della storia di Israele? Perché non bastò un patriarca a trasmettere l’impulso fondamentale per la storia di questo popolo? Perché la Bibbia parla del “Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe”? A tali domande siamo ora in grado di rispondere. Il motivo per cui vi furono tre personalità all’inizio della storia di Israele è che, se ve ne fosse stata una sola, l’intero corso dell’evoluzione di Israele sarebbe stato inevitabilmente esposto a uno dei tre pericoli della vita spirituale di cui si è detto: l’egoismo spirituale, il materialismo e il fatalismo. La Trinità è infatti un’unità: se la si priva di uno solo dei suoi aspetti, si imbocca una delle tre vie false. Affinché ciò non accadesse a Israele, furono tre le personalità, tramite cui i tre impulsi fondamentali della sua storia fluirono nella sua corrente di eredità e di destino.
    Per preservare l’evoluzione di Israele dal fatalismo, dal materialismo e dall’egoismo spirituale, agirono fin dall’inizio tre impulsi. Essa, infatti, avrebbe assunto inevitabilmente una tendenza fatalistica, se fosse stato solo Abramo a trasmetterle l’impulso originario. Se l’obbedienza di Abramo alla volontà del Padre fosse stata il solo fondamento della vita spirituale di Israele, ne sarebbe risultato un popolo fatalista. Fu invece necessaria, come contrappeso, la caparbietà di Giacobbe, capace di spingersi fino a intraprendere una lotta contro Dio.
    La mentalità di Israele, tuttavia, avrebbe risentito di un’astrattezza sul piano dell’anima, se si fosse radicata solo in Abramo e in Giacobbe. Si sarebbe espressa nella dualità della legge e della forza, ma sarebbe mancato l’amore capace di armonizzarle. Senza l’impulso trasmesso da Isacco, la vita spirituale di Israele sarebbe rimasta priva delle qualità del cuore: come infatti Abramo incarnò il pensiero di Israele, e Giacobbe la sua volontà, così Isacco incarnò la vita di Israele. Israele ricevette la propria destinazione da Abramo; in Isacco essa divenne vita; con Giacobbe, infine, gli fu conferita la forza per attuarla". (da pag. 61)

    "Tale rivelazione era stata preparata da tempi remoti. Accanto alla rivelazione dei profeti, incentrata sulle forze dell’Io, ne fu presente costantemente in Israele un’altra. Era la corrente di rivelazione operante nei cuori delle madri e delle nonne dell’atteso Messia. Il Messia non fu infatti soltanto annunziato dai profeti, ma anche amato con conoscenza e conosciuto con amore nelle silenziose profondità dei cuori. Tale conoscenza amativa non era affatto confusa: era una conoscenza muta, silenziosa, il che non significa incerta e confusa. Può infatti esservi una grande certezza e chiarezza nella conoscenza del cuore, senza che vi sia l’organo capace di esprimerla in parole. Occorre invero pensare, accanto al libro scritto dell’Antico Testamento, un altro libro non scritto della muta rivelazione del cuore della Sofia. La sintesi raggiante di questo libro invisibile visse nel cuore di Maria, mentre la sintesi pensante del libro scritto fu presente nella coscienza di Giuseppe, che per tal ragione è stato raffigurato nell’arte tradizionale come un ‘vecchio’. In questa tradizione vive la giusta immaginazione riguardo al carattere fondamentale della coscienza di Giuseppe, quale coscienza assai matura, racchiudente in sé esperienze di lunghe epoche". (da pag. 264)

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